Con il termine di TID s’intendono i diversi tipi di distribuzione degli allenamenti. Nella periodizzazione infatti si stabilisce “a tavolino” la distribuzione ed i tipi di allenamento che si andranno a fare in relazione all’ obbiettivo.
Possiamo dire quindi che stabilisce come determinare il tipo di allenamento, quali sessioni fare ad una determinata intensità ed infine quando e come distribuirli nell’arco di un periodo.
Le relative valutazioni si basano su 3 zone fisiologiche di allenamento: ZONA 1, ZONA 2, ZONA 3. Queste sono divise da 2 soglie:
- PRIMA SOGLIA VENTILATORIA (o SOGLIA AEROBICA):
- Delimita ZONA 1 da ZONA 2
- qui il lattato aumenta rispetto al suo valore basale ma il corpo riesce a smaltirlo completamente (tamponamento)
- SECONDA SOGLIA VENTILATORIA (o SOGLIA ANAEROBICA):
- Delimita ZONA 2 da ZONA 3
- Una volta superata il lattato prodotto è maggiore di quello che il corpo riesce a smaltire, determinandone un accumulo
I principali modelli di TID usati sono 2: POLARIZZATO e PIRAMIDALE.
In entrambi la maggior parte del tempo di allenamento è svolto in ZONA 1 a bassa intensità.
Modello polarizzato
Prevede appunto di base (per la maggior parte del tempo) l’allenamento in ZONA 1, meno tempo in ZONA 3 ed ancora meno in ZONA 2.
Parlando di percentuali si può dire che:
- ZONA 1 occupa l’75-80% del tempo
- ZONA 2 lo 0-5%
- ZONA 3 il 15-20%
Modello piramidale
In questo modello si sta molto tempo in ZONA 1, meno tempo in ZONA 2 ed ancora meno in ZONA 3.
Affiancando sempre dei numeri possiamo dire che le percentuali rimangono circa le stesse del modello polarizzato, con ZONA 2 e ZONA 3 “scambiate”:
- ZONA 1 75-80%
- ZONA 2 15-20%
- ZONA 3 0-5%
Conclusioni
Spesso questi due modelli vengono confrontati e messi agli opposti, come se si dovesse scegliere tra uno e l’altro. La verità è che, come per molte cose, non esiste uno migliore ed uno peggiore in assoluto ma vanno contestualizzati.
Obbiettivi, atleti e tempi di allenamento diversi possono orientare verso uno o verso l’altro.
Ma non solo: degli studi dimostrano come l’uso di entrambi (ad esempio nei primi mesi il piramidale e nei successivi il polarizzato) porta in alcuni casi ad una performance maggiore.
Stesso discorso vale anche per le percentuali che non vanno prese alla lettera. Mettiamo il caso che un’atleta d’élite, che si allena per circa 20 ore settimanali, sfrutti il metodo polarizzato. Applicando alla lettera verrebbero fuori ben 4 ore a settimana in ZONA 3 che per la maggior parte dei casi sono troppe.
Al contrario se applicassimo ad un atleta amatoriale con poco tempo ogni settimana per allenarsi queste percentuali, il tempo passato ad intensità moderata o alta sarebbe troppo poco, rischiando di non raggiungere lo stimolo minimo allenante.
Per questo motivo ogni atleta va studiato scegliendo l’opzione personale migliore, prendendo si come riferimento le diverse percentuali, ma applicandole ai diversi casi.

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